L'orso bruno (Ursus arctos arctos) era ben rappresentato in Europa fino
agli inizi del XIX Secolo. Oggi gli spazi necessari per mantenere la continuità
ecologica sono riscontrabili solo in alcune zone d'Europa, nei Balcani
o sui Carpazi. In Italia le condizioni di sopravvivenza sono ancora sufficienti
in alcuni settori degli Appennini e del nord est delle Alpi; nel nostro
paese sono presenti due sottospecie: l'orso bruno europeo e l'orso
bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus). Soprattutto in Italia
i parchi nazionali hanno avuto un ruolo fondamentale per la sua sopravvivenza. In
un'area gravitante attorno al
Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, sopravvive una popolazione di
orso bruno marsicano stimabile in 50-60 individui circa. In
passato l'orso bruno era presente anche su tutto l'arco alpino, dove la
distribuzione e la consistenza della specie iniziarono a contrarsi notevolmente
a partire dal XVIII secolo, fino alla sua definitiva scomparsa in tutta
la porzione centro-occidentale delle Alpi italiane, avvenuta nella prima
metà del '900, a causa delle guerre e di una caccia indiscriminata.
Nel 1939 in Italia venne istituito il divieto di caccia all'orso
bruno, ma le uccisioni continuarono per mano dei bracconieri. Alla
fine degli anni '90, un'analisi genetica rivela la presenza di soli 3-4
individui, per lo più vecchi e malandati, sulle montagne
del Brenta nel Trentino occidentale. Nel 1999 per salvare il piccolo nucleo
di orsi sopravvissuti da un’ormai inevitabile estinzione, il
Parco Adamello Brenta in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l'Istituto Nazionale
della Fauna Selvatica, usufruendo di un finanziamento dell’Unione Europea,
ha dato avvio al progetto Life Ursus finalizzato alla ricostituzione di un nucleo vitale di orsi
nelle Alpi Centrali tramite il rilascio di alcuni individui
di orso bruno provenienti
dalla Slovenia. Attualmente, si ritiene che la consistenza
del nucleo trentino sia di circa 35 unità (di cui 10 immessi
grazie al progetto Ursus Life tra il 1999 e il 2002). Inoltre, il buono
stato di conservazione della popolazione balcanica ha quale conseguenza
l’espansione verso Nord-Ovest, in Austria e Italia. Allo stato attuale
si può quindi parlare di una piccola popolazione, stimabile in circa
20 esemplari di orso bruno, che gravita nell’area compresa tra la Foresta di Tarvisio,
la Carinzia (A) e la Slovenia. Negli ultimi anni alcuni individui si sono
spostati in Friuli Venezia-Giulia o in Veneto, fino ad
arrivare nelle provincie di Pordenone e Belluno dove qualche
orso bruno si è stabilito in modo
quasi costante.
Nel complesso, quindi, in Italia si stima attualmente una popolazione totale di circa 100 esemplari
di orso bruno, la quale secondo le ultime stime 2010 (vedi
fondo pagina) è prevista in aumento con i nuovi nati
registrati nel 2011 e nel 2012.
Le dimensioni dell'orso bruno sono piuttosto variabili a seconda della sottospecie
e possono variare tra 1,50 - 2,50 m di lunghezza e 90 - 110 cm di altezza
al garrese. Il peso di un esemplare adulto può variare tra gli 80 e i
350kg, mentre la lunghezza della coda è compresa tra i 6 e i 14
cm. La durata media della vita dell'orso bruno è di circa 20-25
anni, qualche anno in più per gli esemplari in cattività. In particolare,
l'orso bruno italiano
ha un peso medio di 130kg per i maschi e 90kg per
le femmine, e può superare i 2 m in altezza. Negli spostamenti assume
una caratteristica andatura dondolante, questo perchè l'orso
bruno sposta contemporaneamente gli arti sullo stesso lato del corpo. Nonostante la
mole, un orso bruno adulto può raggiungere i 50km/h.
L'orso bruno è interamente
ricoperto da una folta pelliccia di colore variabile, dal marrone chiaro
al bruno scuro, la colorazione può essere uniforme o variare a seconda
delle parti del corpo. La pelliccia
è composta da due tipi di pelo, uno strato più corto a contatto
con l'epidermide, il quale limita la dispersione di calore, e uno più
lungo (fino a 15 cm) che ha funzione protettiva. Gli orsi mutano il pelo
ogni anno, la pelliccia invernale viene persa durante il periodo estivo
e completamente sostituita durante l'autunno. La
struttura è massiccia e tozza, le zampe sono corte e il largo piede
poggia interamente sul terreno (caratteristica di tutti i plantigradi).
Le zampe sono dotate di unghioni lunghi e robusti che l'orso
bruno utilizza per scavare, cercare il cibo, arrampicarsi sugli alberi e ovviamente per la
propria difesa. Il cranio risulta essere molto compatto, e non lascia molto spazio al cervello,
la cui grandezza risulta essere 1/3 di quello umano. L'orso
bruno non ha una buona vista, ma compensa con un buon udito e un olfatto molto fine che
gli permette di seguire una pista odorosa anche dopo molti giorni e d'individuare
una femmina in calore anche a diversi chilometri di distanza. La dentatura,
composta da 36-38 denti ma variabile a seconda della specie e dell'età,
è molto singolare per un carnivoro. Infatti i molari e premolari
sono più larghi e piatti rispetto ai carnivori, e soprattutto hanno la
caratteristica di tagliare scorrendo l'uno sull'altro. Ciò si spiega
con il fatto che l'orso bruno è un animale onnivoro.
L'alimentazione dell'orso bruno cambia a seconda della stagione. Dopo il letargo, in primavera, spesso il cibo scarseggia e la dieta è composta principalmente da piante erbacee, radici, germogli ma anche dalle carcasse degli animali morti durante l'inverno. Durante l'estate e l'autunno, invece, grazie all'abbondanza di cibo, gli orsi passano gran parte del tempo ad alimentarsi per aumentare le scorte di grasso che gli consentiranno di superare l'Inverno (Iperfagia), aumentando il proprio peso di circa il 30%, mezzo kg al giorno. In questa fase gli insetti (soprattutto formiche), la frutta (mirtilli, lamponi, mele, pere, frutti della rosa canina, noci, ecc.), nonchè semi e radici diventano importanti componenti alimentari. L'orso bruno ha un lungo apparato gastrointestinale che gli consente di estrarre maggiori energie dai vegetali, ma è meno efficiente di quello degli animali erbivori. Ne consegue che, per far fronte alle sue esigenze energetiche e nutrizionali, è costretto ad ingerire grandi quantità di cibo: fino a 15 kg di alimento al giorno. Quando sono disponibili l'orso bruno non disdegna le coltivazioni dell'uomo; in Trentino Alto Adige, per esempio, le piantagioni di mele vengono regolarmente frequentate in autunno. Gli orsi sono attratti anche dalle coltivazioni di prugne, mais, avena e uva. Talvolta un orso bruno può uccidere e cibarsi di animali domestici o di prede catturate da altri animali.
Gli ambienti preferiti dall'orso bruno sono i boschi di latifoglie e le aree ricche di cespugli ed arbusti. Nonostante sia un animale schivo e solitario durante i periodi nei quali il cibo scarseggia, qualche esemplare può anche avvicinarsi all'ambiente urbano. In Italia l'orso bruno vive in una fascia altimetrica compresa tra i 300 e i 1500 metri di quota e a causa del territorio molto antropizzato preferisce i boschi fitti e raramente esce allo scoperto.
L’orso bruno è tra i mammiferi con più basso tasso riproduttivo. Le
femmine diventano sessualmente mature a 3-5 anni e si riproducono
solitamente ad intervalli di 2-3 anni. Se la madre perde i cuccioli prima del periodo degli amori,
ritorna presto in calore. Per i maschi, invece, la vita è
più difficile in quanto per poter accoppiarsi devono
sostenere dei combattimenti con altri individui dello stesso
sesso, sconti nei quali prevalgono, per forza ed esperienza,
gli orsi maturi. La stagione degli amori cade tra
maggio e giugno e, in questo periodo, i maschi possono percorrere
notevoli distanze alla ricerca di una compagna, basandosi
soprattutto su tracce olfattive. A volte succede che un'orsa
si accoppia con esemplari diversi nello stesso periodo, in
questi casi può capitare che gli orsetti di una stessa
cucciolata abbiano padri diversi. Il padre non vedrà mai i
suoi figli, pochi giorni dopo l'accoppiamento l'esemplare
maschio abbandona la femmina ritornando alla sua vita solitaria. Dopo un periodo di gestazione
di 7-8 mesi, nel mese di febbraio, nascono i cuccioli (di solito da 1 a 3), che
inizialmente pesano da 250 a 500 grammi ma, già ad un
anno d’età, arriveranno a pesare circa 25-50 Kg. I giovani
di orso bruno restano con la loro madre per 2 o 3 anni e, a volte,
vengono allattati saltuariamente fino ai 2 anni di età,
passati i quali il loro ritmo
di crescita sarà più lento. Per i cuccioli, uno dei pericoli
maggiori viene dalla presenza di altri maschi adulti, a volte proprio dal loro
stesso padre che non li conosce. Può capitare infatti che un orso
bruno maschio uccida dei cuccioli per accoppiarsi con la loro madre. Per questo
e altri fattori la mortalità neonatale è altissima: un terzo
dei nuovi nati non raggiunge i 2-3 anni di vita.
L'orso bruno è un animale solitario e silenzioso, un tempo
animale diurno, oggi ha abitudini prevalentemente notturne a
causa del disturbo provocato dall'uomo. È schivo e
diffidente, estremamente difficile da incontrare, non è
aggressivo e non attacca l'uomo, se non provocato. Non si
registrano in Italia casi di attacco a persone negli ultimi
150 anni. Tipico dell'orso bruno è il falso attacco: questo atteggiamento consiste nel
soffiare e grugnire, dirigendosi minaccioso e con buona andatura dritto verso il nemico.
Spesso, però, giunto a pochi metri dall'intruso l'orso bruno si ferma e si siede, per poi girarsi
e avviarsi nella direzione da dove è venuto. Tra le due specie presenti
in nel nostro paese, l'orso bruno marsicano e sicuramente quello più tranquillo.
Ogni orso ha un carattere proprio che lo differenzia dagli altri esemplari
e lo rende unico. Oltre che dell'uomo, l'orso detesta e teme il lupo.
Di solito è un animale molto silenzioso, però a volte soffia
e ruglia, cioè emette un sordo brontolio. Quando,
in autunno (novembre - dicembre), le risorse alimentari sono pressochè
scomparse, gli esemplari di orso ibernano in rifugi invernali abbassando il metabolismo
corporeo fino alla primavera successiva. In realtà il
fenomeno del letargo è raramente totale; molto spesso gli
orsi, durante l'inverno, escono per qualche ora dalla tana
se c'è una buona giornata di sole alla ricerca di qualche
risorsa alimentare. In alcuni casi, spesso negli esemplari
in cattività, può succedere che l'orso scelga di
non andare in letargo. La tana rappresenta il luogo dove rifugiarsi temporaneamente o
per trascorrere il letargo. Come rifugio temporaneo può essere sfruttato
qualsiasi luogo coperto come una fenditura nelle rocce o un masso isolato
nel bosco, purchè offra adeguato riparo e una facile via di fuga.
Per quanto riguarda la tana per il letargo, invece, l'orso è molto più
esigente, questo rifugio deve essere molto confortevole, asciutto,
con un ingresso non troppo grande, e le dimensioni interne devono favorire
una buona termoregolazione. Di solito all'interno viene preparato un giaciglio,
spesso e morbido, utilizzando foglie e vegetali in genere che serve anche
come isolante termico. Alcune specie di orso possono decidere di scavare
la propria tana nel terreno; questa scelta però, non è permessa
all'orso bruno presente in Italia che vive in zone di montagna dove il
suolo spesso non da la possibilità di scavare in profondità.
L'orso utilizza la tana solo per il riposo, il letargo e il parto; al suo
interno non si alimenta e non produce nessun escremento. C'è da
aggiungere che la tana è anche il luogo dove, per cause naturali,
gli orsi passano a miglior vita, infatti capita spesso che un orso in età
molto avanzata non si risvegli mai più dal suo letargo.
L'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una sottospecie di orso
bruno che vive nell’Appennino centrale, in un’area compresa tra Umbria
e Molise. Simbolo del Parco Nazionale d'Abruzzo, è il più grosso carnivoro della regione; si differenzia dagli altri
orsi italiani per le dimensioni, per il colore della pelliccia, per il
comportamento piuttosto tranquillo e pacifico, per alcune caratteristiche del cranio
(nei maschi risulta essere più grande rispetto a quello delle femmine) e per le caratteristiche del muso
che non è allungato come nell'orso bruno
del Trentino Alto Adige ma piuttosto schiacciato. La pelliccia risulta essere
di colore bruno marrone, con zone più chiare sulla testa, sul collo e
sul dorso, mentre gli arti sono decisamente più scuri. In genere il maschio
di orso bruno marsicano non supera i 150kg e la femmina i 100kg.
Presente sino al XIX secolo in tutte le regioni appenniniche, dalle Marche alla
Puglia, l'orso bruno marsicano oggi è presente solamente nella zona del Parco Nazionale
Abruzzo, Umbria e Molise. Un tempo molto cacciato, come i suoi cugini
alpini, oggi è protetto, ma nonostante questo dal 1980 al 2004 sono
stati 55 gli esemplari ritrovati senza viva, gran parte a causa del bracconaggio.
Pratica che, purtroppo, continua ancora oggi.
La popolazione è composta da circa 50-60 esemplari, una stima precisa non esiste.
Un progetto di motitoraggio della popolazione è stato avviato nel 2011 e si concluderà
nel 2014.
Quella dell'orso bruno marsicano è una specie
dal basso tasso riproduttivo: le femmine partoriscono in media 2 piccoli
ogni 2-3 anni. Questi sono però dati medi ed ottimistici: in realtà
è un fatto comune che i parti si verifichino anche ogni 4 anni,
ed oltre, e la sopravvivenza dei piccoli spesso non supera il 50%. Inoltre,
sebbene le femmine raggiungano la maturità sessuale a circa 3 anni,
l’età del primo parto può anche essere molto ritardata. L’orso
bruno marsicano ha una dieta costituita essenzialmente (anche l’80-90%)
da vegetali e frutta, ma poiché l’apparato digerente è poco
efficiente per la digestione dei vegetali, ha necessità di assumere
grandi quantità di cibo e muoversi su ampi territori per far fronte
alle esigenze nutrizionali. Anche gli orsi d'Abruzzo spesso compiono lunghi
spostamenti (specialmente i maschi) attraversando aree protette o meno. Per
questi motivi l’orso bruno marsicano è una delle specie più sensibili alle
influenze ambientali negative, i cui effetti demografici sono però
mascherati dalla lunga vita degli esemplari (anche oltre 20 anni). Quindi,
anche se l’orso bruno marsicano è presente in un’ampia area o fa la sua comparsa
in territori che non abitava da decenni o secoli non è detto che
la popolazione goda di buona salute! Per
le caratteristiche bio-ecologiche sopra descritte, l’orso
bruno marsicano, come popolazione,
ha bisogno per sopravvivere di cibo abbondante, di spazi ampi, gestiti
secondo criteri lungimiranti, di corridoi che permettano gli spostamenti
tra aree diverse, anche molto lontane, di una corretta gestione delle attività
umane nell’habitat naturale.
Un tempo presente su tutto l'arco alpino, a causa della caccia nel
1950 erano rimasti pochi esemplari di orso bruno sulle Alpi,
concentrati nella zona del Brenta, massiccio del Trentino occidentale.
Quattro orsi probabilmente vecchiotti, da anni senza cuccioli, destinati perciò all’estinzione.
Ultimi rappresentanti di una popolazione un tempo florida, falcidiata nel
Novecento dalla graduale riduzione dell’habitat ma soprattutto da cacciatori,
contadini e pastori, stufi di razzie di bestiame e alveari. Questa la situazione
al 1998, quando è entrato in azione l’ente
Parco Adamello - Brenta: con la Provincia
autonoma di Trento e l’Istituto nazionale della fauna selvatica ha
avviato il progetto Life Ursus. Obiettivo, far tornare il plantigrado sulle
Alpi Centrali. Per conservarvazione della specie sono stati
liberati sulle montagne del Brenta , tra il 1999 e il 2002,
dieci orsi prelevati in Slovenia,
sette femmine e tre maschi. Ad oggi i risultati sono eccellenti, a fronte di
numerose nascite la popolazione conta oggi (2012) circa 35 esemplari. Un’operazione naturalistica
di pregio, osservata con interesse alla XVI Conferenza internazionale sull’orso
bruno, che si è tenuta non a caso a Riva del Garda (Trentino)
dal 27 settembre al 2 ottobre 2006. Ma vista anche con sospetto dalla popolazione:
il grande mammifero suscita diffidenze e paure; sono ancora in molti a non
vedere di buon occhio la presenza del plantigrado sul territorio.
In Slovenia (nazione che vanta una popolazione di 500 orsi), ai confini con l'Italia,
c'è il Parco le di Triglav dal quale, sempre più spesso, alcuni esemplari
di orso bruno solitari passano il confine e si stabiliscono nella zone montuose del Friuli
V. G. ancora poco popolate e ricche di foreste. In questa zona si stima
una popolazione di circa 20 esemplari. Favorire gli spostamenti di
esemplari da una zona all'altra avrebbe come risultato la
creazione di un collegamento tra gruppi di orsi attualmente
separati, che sarebbero pertanto in grado di migrare tra
Slovenia, Austria, Italia e Svizzera. Ciò favorirebbe un notevole “rinforzo”
dei nuclei e il ritorno, forse definitivo, della specie su un’ampia area
dell’Europa meridionale.
La conservazione dell'orso bruno in Italia, più di quanto si è portati
a pensare, costituisce un obbiettivo primario nell'ambito delle strategie
di conservazione della fauna del nostro paese, sia per motivi biologici,
sia ecologici e culturali. Esso rappresenta un'entità zoologica
di estremo valore, specie sull'Appennino dove è presente una sottospecie
unica. L'orso bruno rappresenta un indicatore assai utile sullo stato di salute degli ecosistemi
e la sua conservazione implica anche quella degli ambienti in cui vive;
gli stessi ambienti che fornisco all'uomo risorse energetiche naturali,
l'aria che respira, acqua potabile e splendidi luoghi dove trascorrere
le proprie vacanze.
Per chi vuole approfondire l'argomento sulla popolazione di orso bruno sulle
Alpi del Trentino può visionare il
Rapporto Orso 2011 (.pdf) redatto dalla Provincia Autonoma di Trento.
Si stima che in Asia oltre 14.000 orsi della luna siano imprigionati a vita e torturati
per l'estrazione della bile, utilizzata come rimedio amaro-rinfrescante in varie preparazioni
della Medicina Tradizionale nonostante siano disponibili numerose alternative sintetiche ed
erboristiche, più economiche, facilmente reperibili e sicure per la salute dei consumatori.
In Cina gli orsi trascorrono più di 30 anni in gabbie dalle dimensioni minuscole e la loro bile
viene quotidianamente prelevata con un rudimentale catetere o attraverso l'apertura di ferite
permanenti nell'addome.
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Per maggiori informazioni sui progetti dell'Animals Asia Foudation visita il sito ufficiale:
www.animalsasia.org
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