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STAMBECCO ALPINO (Capra ibex)

Caratteristiche, habitat, riproduzione, alimentazione...



Lo stambecco alpino Lo stambecco alpino (Capra ibex) è un ruminante delle dimensioni di una capra (circa un metro e mezzo di lunghezza), ma assolutamente tipico per via delle nodose, lunghe (fino al metro) e pesanti corna permanenti (anche 15 chili) a forma di scimitarra. Le corna della femmina servono solamente per difendere i propri piccoli e sono piuttosto corte e appuntite. Il mantello estivo dello stambecco è grigio o bruno-grigio con una striscia nera sul ventre; d'inverno è più chiaro. La struttura è uguale a quella del camoscio, si riscontrano quindi anelli e accrescimenti annuali e si può di conseguenza valutarne in modo esatto l'età. Sulle corna degli stambecchi maschi si osservano inoltre degli anelli detti di " ornamento"che incrementano solitamente di 2 ogni anno, comunque non è una regola assoluta. Nello stambecco gli zoccoli sono larghi ed elastici  con articolazione indipendente adattati a spostamenti su pendii impervi e rocciosi. I maschi hanno una sorta di barba sotto il mento. D'inverno, per migliorare la protezione dal freddo, si sviluppa una fitta lanugine che gli animali perdono poi in primavera (quando scendono verso il fondovalle in coincidenza con la stagione della riproduzione) strofinandosi contro le rocce.

La scomparsa dello stambecco dalla regione alpina avviene fra il sedicesimo e il diciottesimo secolo a causa di un eccessivo prelievo venatorio. L'unica popolazione che riuscì a sopravvivere si trovava allora nella regione del Gran Paradiso, riserva di caccia dei regnanti italiani che hanno imposto una drastica protezione della specie a partire dal 1821. La reintroduzione dello stambecco in Svizzera inizia nel 1906, quando individui puri, contrabbandati dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, sono portati nel Parco Naturale Pietro e Paolo di San Gallo e in seguito, nel 1915 anche al Parco Naturale di Harder presso Interlaken. In totale furono "importati" 100 stambecchi dall'Italia, i quali costituirono il ceppo iniziale per la reintroduzione nelle Alpi Svizzere che iniziò nel 1911 con la liberazione di 5 individui nella bandita del Grau Hörner nell`Oberland sangallese. A questo primo lancio ne seguirono poi altri e nel 1953 viene effettuato il primo lancio nel Cantone Ticino nella bandita federale del Campo Tencia. Faranno poi seguito ulteriori immissioni nella bandita federale della Greina (1963), a Robiei (1974), nel Campo Tencia (1976), in Val Onsernone (1982), in Val Verzasca (1983), in Val Onsernone/Vergeletto (1985) e in Cadagno nel n1987. Immigrazioni spontanee si sono inoltre verificate nell`alta Val di Blenio e in Val Malvaglia con soggetti provenienti dalle colonie grigionesi e in Val Bedretto durante il periodo estivo con stambecchi provenienti dal Vallese.


Stambecchi al Parco nazionale del Gran Paradiso

Habitat dello stambecco

L'ambiente tipico per lo stambecco alpino sono le pareti rocciose poste oltre il limite della vegetazione arborea frammiste a prati i ripidi pendii sino all'orizzonte nivale. In inverno e in primavera si abbassa sino boschi di conifere o si avvicina ai colatoi dove la neve scivola via lasciando affiorare la vegetazione.


Alimentazione dello stambecco

Lo stambecco si ciba quasi esclusivamente di vegetazione erbacea, durante l'inverno la sua alimentazione è integrata da rametti di larice e altre conifere, muschi e licheni. In primavera ricerca i sali minerali leccando le rocce affioranti. Il loro nutrimento è generalmente povero e lo stambecco è in grado di accumulare uno spesso strato di grasso durante la bella stagione in modo da non patire troppo durante il periodo invernale. Dai mesi invernali esce tuttavia smagrito e in primavera si abbassa sovente alla ricerca della nuova vegetazione.


Comportamento dello stambecco

Stambecchi alpino

Lo stambecco è di norma lento ma capace di insospettabili e straordinarie acrobazie sulle rocce e sulle pietraie di alta montagna: questo grazie alle zampe, abbastanza brevi, dotate di larghi zoccoli e di "suole" elastiche con margini taglienti durissimi, molto adatti a far presa nell'arrampicare, ma non adatte alla neve, dove tende ad affondare e gli risulta difficile camminare. Questa caratteristica e il vivere al limite dei ghiacciai lo vede a volte morire sotto slavine e valanghe. Durante l'estate sono particolarmente attivi al mattino presto e alla sera come gli altri ungulati mentre d'inverno gli stambecchi sono attivi durante tutta la giornata e soprattutto nelle ore più calde. In una popolazione il rapporto fra i sessi è solitamente favorevole alle femmine 1:1,5-2. Il periodo degli amori si situa in inverno, nei mesi di dicembre e gennaio. La gestazione dura da 170 a 196 giorni e i piccoli nascono verso fine maggio o inizio di giugno. Generalmente ogni femmina di stambecco partorisce un solo piccolo ma i parti gemellari non sono rari. I piccoli vengono allattati per diversi mesi. La maturità sessuale nei maschi è raggiunta a 3 anni (distacco dai gruppi di femmine), mentre lo sviluppo fisico e corporeo entro i 4 anni. Il massimo vigore si ha fra i 5 e gli 8 anni quindi è opportuno conservare questa classe. La maturità sessuale delle femmine è raggiunta a 3/4 anni, lo sviluppo corporeo e condizionato dalle gravidanze. Gli esemplari di stambecco pi¨ anziani possono raggiungere un peso di 90/100kg mentre le femmine generalmente pesano 40/50kg, l'altezza al garrese non supera rispettivamente il metro e gli 80cm.

Nell'ambiente alpino lo stambecco non ha praticamente nemici naturali se si trascura l'aquila reale che può, talvolta, attaccare i piccoli. La morte di alcuni individui può essere causata da cadute, da valanghe o da frane. Lo stambecco si incrocia facilmente con la capra domestica.


Territorio

Lo stambecco utilizza durante tutto l'anno le zone ben al di sopra del limite del bosco. Dei movimenti verticali si possono osservare in particolare in primavera quando gli animali si abbassano per approfittare della nuova erba o le femmine per mettere al mondo i piccoli in luoghi riparati e con vegetazione più avanzata. Dei movimenti di dispersione possono coprire diversi chilometri, ciò che ha facilitato la sua colonizzazione nell'arco alpino.